April 2011
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Platòn Karatàev
“ Aveva sempre qualcosa da fare e soltanto di notte si concedeva il tempo per conversare, cosa questa che amava molto, e per cantare. Cantava le canzoni non come le cantano i cantori, quando sanno che li si ascolta, ma così come cantano gli uccelli, giusto perchè emettere quei suoni era evidentemente tanto indispensabile per lui, quanto per un altro avrebbe potuto esserlo lo stiracchiarsi...
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Leggerezza
[…]
Non vi stupì sulle attiche stele, la discrezione
del gesto umano? E come posa lieve
sulle spalle Amore e Addio, come se fosse
d’altro che da noi? Rammentate le mani,
come posano senza peso, e sì che nei torsi c’è vigore.
Questi maestri della misura sapevano: noi arriviamo fin
qui,
questo è nostro, di toccarci così, più forte
ci gravano gli Dei. Ma è cosa...
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